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Smart City, il ruolo del Commercialista

Dobbiamo già essere consapevoli di come non sia più possibile scandire il tempo e considerare lo spazio allo stesso modo di come sino ad oggi lo si è fatto. Modelli come la sharing economy e opportunità rappresentate dall'avvento dell'app economy e bot economy, fanno subito comprendere quale livello di metamorfosi abbia interessato il sistema economico e offerto alla società la proposta, piaccia o no, di nuove modalità in termini di presenza nel territorio di riferimento e di diverso, certo più dinamico, impiego del proprio tempo.
Molti professionisti, infatti, hanno rielaborato con progetti innovativi il modus operandi riguardante, ad esempio, anche le relazioni con i clienti attraverso modelli di smart contact e si sono cimentati nello sviluppo di utilità come alcune applicazioni telefoniche; hanno riconsiderato la possibilità di attuare innovative modalità di organizzazione interna della propria struttura e di condivisione, nello svolgimento delle funzioni, con altri professionisti a prescindere dalla loro posizione geografica (in parte, il network professionale e la rete d’impresa hanno in Italia rappresentato un timido apripista in tal senso).

Ma di cosa trattiamo effettivamente quando parliamo di prossimo futuro? E, conseguentemente, quali competenze, oltre quelle tipiche dello specifico ambito professionale di applicazione, il “professionista del dopodomani” dovrà avere per contestualizzarsi perfettamente nel nuovo mondo sviluppato ed innovato?
Va detto quanto sia necessario cogliere i sempre più chiari e delineati segnali del fenomeno della Smart City e della c.d Platform revolution (Platform Revolution: How networked markets are trasforming the economy and how to make them work for you, Parker, Van Alstyne, Choudary, W. W. Norton&Company, 2017) di cui la città di Singapore - e non solo - è già un avanzato esempio. La Smart City, o Città - Stato  non deve intimorire: in un siffatto sistema è senza dubbio rivalutato l’individuo, il singolo, in quanto parte attiva ed “intelligenza” autentica e non artificiale, individuo non più individualista, ma parte di un contesto di condivisione nei suoi futuri impieghi e nella fase della prestazione lavorativa e professionale, intellettuale.

Non meno rivalutata, rinnovata, sarà la figura del professionista che dovrà certamente essere dotato di un background diversificato per riuscire ad immaginare, guardare a mondi possibili e ricercare soluzioni a problemi concreti e astratti. Il ruolo del commercialista, dunque, non sarà estraneo a questa rivoluzione, in quanto figura intermedia tra Città - Stato ed economia, in un ambito determinato da nuove realtà che interesseranno le imprese e le famiglie in relazione tra loro e tra loro e la Città - Stato; relazioni certamente coinvolte da probabili innovazioni anche sotto il profilo di talune discipline, prima tra tutte il diritto privato e, con ogni probabilità, anche tributario.
Un aspetto non futile e non ultimo per importanza emerge dall'interrogativo intorno all'individuazione del paradigma delle relazioni tra soggetti economici e, a tal proposito, ci si dovrà chiedere quali regole ispireranno le nuove interconnessioni tra soggetti compartecipi alla Città - Stato nella loro nuova veste certamente smart, ma pur sempre microeconomica.

Regole, dunque, non di rango normativo, ma etico e morale: riemergerà da questi interrogativi la necessità di ricostruire un capitalismo classico rispolverato dal passato e ispirato ai principi di moralità degli attori dei mercati, forse sempre egoisti alla maniera smithiana, ma interessati da nuovi canoni di relazione per il raggiungimento di un equilibrio di mercato.

 

Francesco Zappia - Revisore Fondazione ODCEC di Milano 

Ultima modifica il Giovedì, 15 Marzo 2018 12:37

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